Stampa Panestetic è una piccola azienda bergamasca nata nel 1984 che opera nel settore dell’estetica professionale. Produce macchinari per tutti i canali di riferimento dell’estetica e a ciò unisce il prodotto cosmetico e l’affiancamento manageriale per una corretta gestione economica e di marketing dei centri stesso. La forza dell’azienda sta anche nell’esportare in 25 paesi, soprattutto europei, con l’intenzione di espandersi ancor di più nel prossimo futuro. Forte di questa esperienza, Giada Zambelli, direttore generale di Panestetic e relatrice nell’ambito del business meeting sull’Internazionalizzazione in Europa al prossimo evento Social2Business, illustra le prospettive e i vantaggi di un’estensione dei propri investimenti all’estero.

 

Perché le aziende italiane stanno facendo così fatica a rinnovare le proprie strutture organizzative e il proprio management?

In parte credo sia nell’indole della PMI italiana, maggiormente in quella delle precedenti generazioni, la mentalità eccessivamente “famigliare” e la difficoltà di rapportarsi con altre aziende e con i competitor per trovare spazi di collaborazione. Le nuove generazioni di imprenditori sono di certo molto più aperti a questo ma la situazione economica che stiamo vivendo non aiuta le imprese, anche dal punto di vista psicologico. Inoltre l’eccessivo costo del lavoro in Italia incrementa la difficoltà di investire in risorse umane high skilled in un momento economicamente complesso.

Cosa ha permesso alla vostra azienda di riuscire a reagire alla crisi e ad impostare un percorso di crescita e sviluppo?

Direi una serie di elementi tra cui la conoscenza del nostro settore unito al vantaggio di essere molto vicini ai nostri clienti tanto da capire le loro esigenze ed essere flessibili nel riuscire a dare risposte e soluzioni create ad hoc. Dal punto di vista lavorativo tanti sacrifici , la ricerca nell’innovazione che è anche frutto di investimenti importanti e uno staff di colleghi molto motivati e storici nell’azienda.

L’internazionalizzazione spaventa ancora molto le PMI. Qual è stato il vostro percorso e cosa puoi suggerire a quelle imprese che, in questo momento, non trovando più sbocchi sul mercato interno sono quindi costrette ad approcciarsi a nuovi mercati?

Abbiamo iniziato ad affacciarci all’estero circa 10 anni fa con il mio ingresso in azienda, essendo stata abituata a viaggiare molto ho avuto la fortuna di avere una mentalità più internazionale di quella che era presente in azienda in quel momento. La nostra esperienza è stata quella di iniziare prima a visitare e poi a partecipare alle fiere all’estero nei mercati che ritenevamo interessanti: bisogna tentare, lanciarsi , avere uno staff di persone aperte e con voglia di mettersi in gioco. Abbiamo contattato camere di commercio e i loro uffici di internazionalizzazione e capiti quali erano i profili per noi interessanti abbiamo cominciato a fare incontri per cercare di trovare accordi e iniziare collaborazioni. I nostri competitor all’estero sono molto diversi da quelli che abbiamo in Italia e se ti scontri con aziende multinazionali devi per forza capire quale può essere la tua strategia vincente perché non sarebbe possibile “gareggiare” sullo stesso piano.

Quali sono secondo te i macrotrend che contraddistingueranno il mercato nel prossimo triennio?

Alla fase di recessione in Italia non potrà che seguire una fase di crescita, supportata sicuramente dall’export, sia per quanto riguarda l’Est Europa e il Far East sia in modo ancora più importante per i mercati del Sud America. Sara’ sempre più indispensabile poter essere competitivi all’estero con prodotti tecnologici e innovativi per una competizione globale. L’EXPO 2015 sarà un’ottima opportunità per il nostro Paese e per le aziende che parteciperanno.

Cosa significa essere un imprenditrice giovane di successo? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

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E’ una grande opportunità e come tale richiede molto impegno, dedizione e coraggio se si crede davvero nel compito che si ha, non dimentichiamoci che fare l’imprenditore è anche una responsabilità sociale. La più grande difficoltà all’inizio è stata quella di dover dimostrare a tutti i collaboratori interni ed esterni all’azienda di meritare il mio ruolo e di non farmi condizionare dal confronto con mio padre che di certo ci sarebbe stato e il non poter da subito innovare l’azienda secondo la mia visione ma abituare tutti in modo graduale a certi cambiamenti ed evoluzioni.

Cosa suggerisci ad un giovane che vuole fare impresa?

Non scoraggiarsi se il nostro Paese sta vivendo un momento difficile perché comunque un’idea innovativa potrebbe avere uno sviluppo positivo, di essere aperti alle collaborazioni e al confronto e di non guardare i concorrenti come il nemico ma come un possibile alleato. Suggerisco che se si hanno obiettivi e si crede in quello che si vuole fare bisogna perseverare, ci saranno momenti più difficili e in cui verrà voglia di mollare ma bisogna resistere e ricordare che non esistono fallimenti ma solo risultati da cui imparare e andare avanti.